DALL'ANTICA GRECIA AL MEDIOEVO
"Morirai, non Tornerai in patria"
"Morirai non, Tornerai in patria"
La profezia della Pizia dell’Oracolo di Delfi si basava sullo spostamento
di una virgola, su un’interpretazione o, meglio, sulla volontà e sul desiderio
di interpretazione.
Ma, al di là della correttezza o attendibilità del vaticinio, è il motto
inciso sul tempio di Apollo che dovrebbe indurci a riflettere: "ΓΝΩΘΙ
ΣΕΑΥΤΟΝ", “Conosci te stesso”.
“Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a
trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se
ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie?
In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso e
conoscerai l’Universo e gli Dei”
Eterno bisogno dell’uomo:
conoscere il proprio destino equivale a conoscere se stesso? Ed esiste un Fato
predeterminato e immutabile e un carattere innato e inalterabile oppure l’uomo
è l’artefice del proprio destino e libero costruttore, forgiatore e
modificatore della propria indole?
Interessante in ambito letterario e filosofico è la
posizione di Dante, che, soprattutto nel Paradiso, rivela un’erudizione astrologica enorme, ma non mette mai
in dubbio la teoria del libero arbitrio, incompatibile con la credenza nell’influsso
degli astri.
Sempre su Dante e Astrologia::
[Il tema della conferenza della prof.
Elide Casali, dell’Università di Bologna, si incentra sul rapporto tra
la scienza dei cieli e la Dottrina della Chiesa, in modo particolare sulla
diatriba tra religio Christi e religio astrorum, tra le istanze dottrinali
relative alla salvaguardia del libero arbitrio e quelle pagane del determinismo
astrale. Venivano a contrapporsi da un lato l’immagine dell’uomo, che pur
ricevendo particolari inclinazioni degli influssi astrali, è in grado di
scegliere tra il bene e il male, seguire il messaggio divino della Chiesa o
lasciarsi avvincere dalle lusinghe del Signore delle tenebre; e dall’altro lato
l’immagine dell’uomo convinto di trovarsi in balia del volere degli astri,
capaci di scrivere in cielo i destini individuali.
Mentre viene riconosciuta
lecita l’astrologia naturale e la relativa pratica nell’esercizio
dell’agricoltura, della meteorologia, della navigazione, della medicina, oltre
all’astrologia degli influssi e delle inclinazioni sulla natura umana,
l’astrologia «giudiziaria» o «oroscopia» o «genetliaca» conosce un processo di
rivisitazione da parte di Padri della Chiesa, filosofi, teologi, predicatori
che ne definiscono i termini della condanna e della censura. La demonizzazione
degli astrologi oroscopanti, identificati come ministri di Satana, s’accompagna
e s’intreccia sia con la
cristianizzazione del professionista dell’astrolabio e sia
con la spiritualizzazione della dottrina dei cieli, fenomeni che si
intensificano nell’età tridentina e postridentina. Mentre la cultura ufficiale
traccia le distanze tra la «vera» e la «falsa» astrologia, sono predicatori e
precettisti, e soprattutto gesuiti, i seguaci di Ignazio di Loyola, ad elevare
voci potenti e minacciose volte a demolire il complesso edificio della scienza
delle stelle, cancellandolo dal «vero studio cristiano». La pars destruens
della infernalizzazione della dottrina dell’astrolabio s’accompagna alla pars
costruens dell’«astrologia» «celeste» e «spirituale», che contrappone a quella
ufficiale «cristiana» la sola possibile preconoscenza del futuro: la dottrina
di Cristo.
Le
condanne e le censure, i «flagelli delle leggi penali» e i «fulmini delle pene
temporali», tuttavia, se modificarono il volto della «profetissa» degli astri,
a poco servirono ad arginare la «peste» dell’astrologia che, proprio nel XVII
secolo, sembra un fiume in piena, dilagante in ogni forma di sapere.
]
Interessante è anche l’articolo di
Matilde Caponi su “Senecio”
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