giovedì 18 aprile 2013


DALL'ANTICA GRECIA AL MEDIOEVO

"Morirai, non Tornerai in patria"


"Morirai non, Tornerai in patria"

La profezia della Pizia dell’Oracolo di Delfi si basava sullo spostamento di una virgola, su un’interpretazione o, meglio, sulla volontà e sul desiderio di interpretazione.
Ma, al di là della correttezza o attendibilità del vaticinio, è il motto inciso sul tempio di Apollo che dovrebbe indurci a riflettere: "ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ", “Conosci te stesso”.
Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei
            Eterno bisogno dell’uomo: conoscere il proprio destino equivale a conoscere se stesso? Ed esiste un Fato predeterminato e immutabile e un carattere innato e inalterabile oppure l’uomo è l’artefice del proprio destino e libero costruttore, forgiatore e modificatore della propria indole?
            Interessante in ambito letterario e filosofico è la posizione di Dante, che, soprattutto nel Paradiso, rivela un’erudizione astrologica enorme, ma non mette mai in dubbio la teoria del libero arbitrio, incompatibile con la credenza nell’influsso degli astri.
 Sempre su Dante e Astrologia::
 [Il tema della conferenza della prof. Elide Casali, dell’Università di Bologna, si incentra sul rapporto tra la scienza dei cieli e la Dottrina della Chiesa, in modo particolare sulla diatriba tra religio Christi e religio astrorum, tra le istanze dottrinali relative alla salvaguardia del libero arbitrio e quelle pagane del determinismo astrale. Venivano a contrapporsi da un lato l’immagine dell’uomo, che pur ricevendo particolari inclinazioni degli influssi astrali, è in grado di scegliere tra il bene e il male, seguire il messaggio divino della Chiesa o lasciarsi avvincere dalle lusinghe del Signore delle tenebre; e dall’altro lato l’immagine dell’uomo convinto di trovarsi in balia del volere degli astri, capaci di scrivere in cielo i destini individuali.Mentre viene riconosciuta lecita l’astrologia naturale e la relativa pratica nell’esercizio dell’agricoltura, della meteorologia, della navigazione, della medicina, oltre all’astrologia degli influssi e delle inclinazioni sulla natura umana, l’astrologia «giudiziaria» o «oroscopia» o «genetliaca» conosce un processo di rivisitazione da parte di Padri della Chiesa, filosofi, teologi, predicatori che ne definiscono i termini della condanna e della censura. La demonizzazione degli astrologi oroscopanti, identificati come ministri di Satana, s’accompagna e s’intreccia sia con la cristianizzazione del professionista dell’astrolabio e sia con la spiritualizzazione della dottrina dei cieli, fenomeni che si intensificano nell’età tridentina e postridentina. Mentre la cultura ufficiale traccia le distanze tra la «vera» e la «falsa» astrologia, sono predicatori e precettisti, e soprattutto gesuiti, i seguaci di Ignazio di Loyola, ad elevare voci potenti e minacciose volte a demolire il complesso edificio della scienza delle stelle, cancellandolo dal «vero studio cristiano». La pars destruens della infernalizzazione della dottrina dell’astrolabio s’accompagna alla pars costruens dell’«astrologia» «celeste» e «spirituale», che contrappone a quella ufficiale «cristiana» la sola possibile preconoscenza del futuro: la dottrina di Cristo.

Le condanne e le censure, i «flagelli delle leggi penali» e i «fulmini delle pene temporali», tuttavia, se modificarono il volto della «profetissa» degli astri, a poco servirono ad arginare la «peste» dell’astrologia che, proprio nel XVII secolo, sembra un fiume in piena, dilagante in ogni forma di sapere.
]
Interessante è anche l’articolo di Matilde Caponi su “Senecio”

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