venerdì 19 aprile 2013


Dall’epoca moderna alla contemporanea



« Se qualcosa può andar male, lo farà. »
(Legge di Murphy: assioma n.1)

“Se aspetti l'autobus alla fermata esso non passerà; quando incomincerai a camminare, l'autobus passerà quando starai in egual distanza tra la fermata di partenza e la fermata successiva”
(Legge di Murphy n.17)

Ma perché l’astrologia, soprattutto nel suo ambito predittivo degli accadimenti esistenziali e nella sua presunta capacità descrittiva del carattere umano gode ancora adesso di tanta popolarità e credito?
Qual è il meccanismo psicologico che ci induce a considerare con tale simpatia, aspettativa, soddisfazione, credulità le previsioni dell’oroscopo?
Una prima spiegazione, desunta dalle frustrazioni della psicopatologia della vita quotidiana, potrebbe essere riassunta dal celebre assioma di Murphy

In ossequio alla legge di Murphy: il toast cade sempre dal lato imburrato, questo perché cade da un'altezza media.
Ma è la "Legge di Gumperson", che meglio spiega come funzionino fortuna e sfortuna:
« La probabilità che qualcosa accada è inversamente proporzionale alla sua desiderabilità. »

Lo stesso, identico, primordiale bisogno è alla base sia della scienza (p.es. l’astronomia), sia della pseudoscienza (p.es. l'astrologia): l’uomo ha bisogno di crearsi strutture interpretative della realtà.
I concetti sono un modo per incasellare e semplificare la realtà, per appagare l’ansia di ordinare, controllare, dominare in modo tassonomico il caos
e quando un elemento sfugge alla classificazione (es. … l’ornitorinco!, difficilmente incasellabile nella categoria di mammifero o anfibio, ecc.) crea turbamento, scompiglio, incertezza e l’impulso di ricercare un’altra categorizzazione.
Anche l’oroscopo è un modo per crearci una struttura organizzativa, per dare un ordine alle cose, per inquadrare, controllare, dominare ciò che è più difficilmente, ovvero NON è affatto inquadrabile, controllabile, dominabile, razionalizzabile: la vaghezza del futuro.

Il desiderio di felicità e di certezze influenza anche le nostre sensazioni: tendiamo a percepire come “sorriso” (e a interpretarlo come segno beneaugurante e determinante il buon umore della nostra giornata lavorativa!) anche una semplice “contrazione” dei muscoli facciali o un movimento mandibolare di assestamento della dentiera del capufficio …!!

Chi ascolta seleziona, interpreta e adatta inconsapevolmente: Fra le cento storie raccontate da un astrologo, il suo cliente ricorderà soltanto quelle sei o sette che più si adattano alla sua situazione, sarà cioè molto colpito da ciò che l'astrologo indovina e tenderà a dimenticare tutto il resto. Inoltre elaborerà le informazioni e colmerà le varie lacune, deformerà e adatterà il ricordo e infine racconterà una storia ben strutturata, precisa, che facilmente metterà in risalto gli "incredibili poteri" dell'astrologia. L'astrologo, nelle testimonianze che seguiranno, avrà quindi detto "con estrema precisione" delle cose "che non poteva assolutamente sapere".Ci sono studi di psicologia della percezione sui meccanismi con cui si formano i ricordi che dimostrano come la mente umana funzioni proprio così." (http://www.torinoscienza.it/dossier/3_chi_ascolta_seleziona_interpreta_e_adatta_inconsapevolmente_3417) 

giovedì 18 aprile 2013

PERCHÉ L’ASTROLOGIA PIACE, PERCHÉ “FUNZIONA” E CI GRATIFICA

 

“Al di là dei meccanismi con cui l'astrologia sembra funzionare e fa quindi presa sulla gente, una parte importante del suo successo è dovuta al fatto che dà all'individuo alcune soddisfazioni psicologiche molto importanti. Per questo, in definitiva, piace a molti. Ecco qualche esempio.

1.      L’astrologia mette l’uomo al centro dell’Universo. Stelle e pianeti sono lì che girano solo per noi, per i nostri affari, per il nostro amore o la nostra fortuna, e ciò appare decisamente lusinghiero. In questo modo i copri celesti divengono puri simboli, influssi, divinità attente ai nostri bisogni e alle nostre paure.

2.      L'astrologia prende per noi delle decisioni difficili. Ci toglie l'ansia e la responsabilità di scegliere e per questo motivo piace soprattutto alle persone insicure. Quando poi si hanno dei seri problemi, ecco che l'astrologo, o il mago, viene percepito come un'ancora di salvezza.

3.      L'astrologia è fatalista. Il fatalismo ci solleva da colpe e responsabilità. Non siamo responsabili per ciò di sgradevole che ci è accaduto, non è stata colpa nostra.

4.      L'astrologia ha sempre una buona parola per tutti. L'astrologia dà qualcosa a tutti, solletica l'amor proprio e la vanità. Non esiste configurazione planetaria, segno o ascendente che non abbia, assieme a piccoli difetti, grandi e meravigliose caratteristiche umane di cui essere fieri. Non c'è, in sostanza, un solo tema natale di cui potersi vergognare. Tutti, di fronte all'analisi astrologica, siamo dei tipi tosti e interessanti.

5.      Tutti possiamo diventare esperti di astrologia. Basta poco: un libretto di 10 pagine, un mini-manuale ed ecco che diventiamo provetti astrologi. Ecco che gli amici ci corrono attorno ansiosi di sapere qualcosa. Ecco che siamo dei professori di colpo senza fatica. (Tanto che si studi 20 anni o 20 giorni la capacità di fare felici i clienti o di prevedere e le cose è la stessa!)

(Fonte: http://www.torinoscienza.it/dossier/perche_l_astrologia_piace_3423)


L’astrologia ci gratifica con una tenera illusione, ci forgia, di dà sicurezza e indirizza il nostro umore, è come “una calamita: ti spinge nella direzione di ciò che credi”.
 Storiella Zen sulla superstizione

Non è vero, ma ci credo”! ovvero mi fa piacere, mi rassicura, mi tranquillizza crederci. È come un filo sottile che continua a legarmi e a prolungare la … “felicità raggiunta” di Montale
 (http://tuttopoesia.it.over-blog.it/article-analisi-della-poesia-felicita-raggiunta-di-eugenio-montale-97526481.html)

Facile da assecondare e da sostenere con argomentazioni pseudoscientifiche (argumentum ad judicium / ad populum);  ancora più facile da confutare nel senso dell’ “elenchein”, [svergognare, esporre al pubblico ludibrio].
Intervista a Piero Angela: Magia e occulto 

Ma il gioco continua, gli appassionati crescono e … finché è e rimane un gioco, un diversivo, una fanciullaggine … bene! Abbiamo bisogno di fiabe, così come di trattati scientifici! Ma la semplice passione per un gioco non dovrebbe degenerare mai in ludopatia, né il gioco divenire manipolatorio, persuasivo, pervasivo, illusorio, ipnotico. La conoscenza non porta alla felicità, anzi, spesso devasta certezze e sogni, , genera dubbi, crea insicurezza, non illude, scuote, dà ansia: ma dà anche la gioia della ricerca, della scoperta, dell’aspirazione alla verità.

E la capacità di affrontare anche le calamità della vita con animo intrepido e imperturbabile è la virtù degli uomini onesti e forti: “Ignis aurum probat, miseria fortes viros” (Il fuoco prova l’oro, l’infelicità gli uomini forti”

Seneca De ProvidentiaQuare aliqua incommoda bonis viris accidunt, cum providentia sit

 


E da Seneca all’etica della responsabilità di Weber il passo appare breve:
La scienza è diventata un insieme di strumenti espressivi, esplicativi, procedurali, operativi. Non cerca più il sole o quantomeno non lo ritiene verità che illumina, la scienza non cerca più il senso, non valuta, è avalutativa. La ricerca del senso è affidata esclusivamente al singolo “

Teorie scientifiche molto (poco) ortodosse e pseudoscienza

Dioniso/Apollo; pseudoscienza/scienza; astrologia/astronomia

come la forza dionisiaca è il “lievito”, il motore propulsore, l’impeto creativo che poi raggiunge e cristallizza la forma apollinea, così la pseudoscienza è lo stupore, l’incantamento, la meraviglia, l’atto conoscitivo puro del bambino di fronte alla natura (“Lasciate che la natura sia il vostro primo maestro”diceva Bernardo di Chiaravalle quasi mille anni fa), atto da cui potrebbe scaturire l’idea geniale, divergente, rivoluzionaria, che ribalta gli schemi aridi e fossilizzati della scienza e la feconda e la rinnova, violando le regole e le codificazioni, per generarne di nuove (stesso procedimento della creazione artistica, dell’innovazione geniale).


STORIA DELL’ASTROLOGIA



Le origini
Le origini dell’astrologia si perdono nei tempi e si confondono con quelle dell’astronomia. Già presso le antiche civiltà cinese, indiana, mesopotamica, egizia, mediterranea, precolombiana, l’astronomia provvide a suddividere il tempo in ore, giorni, mesi, anni, secondo i moti celesti e a fissare il calendario. A questo sapere a sfondo empirico si associarono le credenze astrologiche, connesse con le mitologie, i rituali tribali, funerari e religiosi.        
Le dottrine astrologiche si distinguono in tre varietà, a seconda che prevalga lo sfondo religioso, come presso i Sumeri e i Babilonesi (3°-2° millennio a.C.), o quello misterico e soteriologico, nel caso delle dottrine orfico-pitagoriche orientali e greche (5° secolo a.C.), o ancora quello colto e razionale maturato in Cina, in India, presso i Maya e gli Aztechi, dai Greci d’Alessandria con Claudio Tolomeo e dai suoi seguaci islamici.

I progressi dell’astronomia e della matematica della scuola d’Alessandria innalzarono l’a. a scienza, circondandola del prestigio di una disciplina esatta. Per secoli la più alta manifestazione sistematica della disciplina fu il Tetrabiblos di Claudio Tolomeo (2° sec. d.C.), l’astronomo che aveva descritto la struttura del sistema solare, ponendo la Terra al centro, con la Luna, il Sole e i pianeti rotanti entro orbite circolari in un complicato sistema di epicicli ed equanti; pur scettico verso le pratiche divinatorie, Tolomeo sostenne la validità delle predizioni fondate sull’influenza fisica degli astri e delle loro combinazioni.
I cristiani dei primi secoli concepirono l’a. e la magia come invenzioni diaboliche. In particolare s. Agostino ripudiò con fermezza l’a., accusandola di voler sostituire il determinismo naturale alla volontà di Dio. Colpita dall’anatema agostiniano, l’a. quasi scomparve in Occidente per circa 8 secoli.
La crisi dell’a., determinata anche dal venir meno della distinzione fra cielo e Terra nel corso dei sec. 16° e 17°, fu completa con I. Newton che abolì qualsiasi differenza tra mondo celeste e mondo sublunare. La rivoluzione copernicana, tuttavia, non soppiantò l’a., che ha continuato a sopravvivere ben oltre la sua epoca e, per quanto destituita di ogni valore dagli ambienti scientifici, mantiene un’innegabile diffusione ancora ai nostri giorni.


DALL'ANTICA GRECIA AL MEDIOEVO

"Morirai, non Tornerai in patria"


"Morirai non, Tornerai in patria"

La profezia della Pizia dell’Oracolo di Delfi si basava sullo spostamento di una virgola, su un’interpretazione o, meglio, sulla volontà e sul desiderio di interpretazione.
Ma, al di là della correttezza o attendibilità del vaticinio, è il motto inciso sul tempio di Apollo che dovrebbe indurci a riflettere: "ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ", “Conosci te stesso”.
Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei
            Eterno bisogno dell’uomo: conoscere il proprio destino equivale a conoscere se stesso? Ed esiste un Fato predeterminato e immutabile e un carattere innato e inalterabile oppure l’uomo è l’artefice del proprio destino e libero costruttore, forgiatore e modificatore della propria indole?
            Interessante in ambito letterario e filosofico è la posizione di Dante, che, soprattutto nel Paradiso, rivela un’erudizione astrologica enorme, ma non mette mai in dubbio la teoria del libero arbitrio, incompatibile con la credenza nell’influsso degli astri.
 Sempre su Dante e Astrologia::
 [Il tema della conferenza della prof. Elide Casali, dell’Università di Bologna, si incentra sul rapporto tra la scienza dei cieli e la Dottrina della Chiesa, in modo particolare sulla diatriba tra religio Christi e religio astrorum, tra le istanze dottrinali relative alla salvaguardia del libero arbitrio e quelle pagane del determinismo astrale. Venivano a contrapporsi da un lato l’immagine dell’uomo, che pur ricevendo particolari inclinazioni degli influssi astrali, è in grado di scegliere tra il bene e il male, seguire il messaggio divino della Chiesa o lasciarsi avvincere dalle lusinghe del Signore delle tenebre; e dall’altro lato l’immagine dell’uomo convinto di trovarsi in balia del volere degli astri, capaci di scrivere in cielo i destini individuali.Mentre viene riconosciuta lecita l’astrologia naturale e la relativa pratica nell’esercizio dell’agricoltura, della meteorologia, della navigazione, della medicina, oltre all’astrologia degli influssi e delle inclinazioni sulla natura umana, l’astrologia «giudiziaria» o «oroscopia» o «genetliaca» conosce un processo di rivisitazione da parte di Padri della Chiesa, filosofi, teologi, predicatori che ne definiscono i termini della condanna e della censura. La demonizzazione degli astrologi oroscopanti, identificati come ministri di Satana, s’accompagna e s’intreccia sia con la cristianizzazione del professionista dell’astrolabio e sia con la spiritualizzazione della dottrina dei cieli, fenomeni che si intensificano nell’età tridentina e postridentina. Mentre la cultura ufficiale traccia le distanze tra la «vera» e la «falsa» astrologia, sono predicatori e precettisti, e soprattutto gesuiti, i seguaci di Ignazio di Loyola, ad elevare voci potenti e minacciose volte a demolire il complesso edificio della scienza delle stelle, cancellandolo dal «vero studio cristiano». La pars destruens della infernalizzazione della dottrina dell’astrolabio s’accompagna alla pars costruens dell’«astrologia» «celeste» e «spirituale», che contrappone a quella ufficiale «cristiana» la sola possibile preconoscenza del futuro: la dottrina di Cristo.

Le condanne e le censure, i «flagelli delle leggi penali» e i «fulmini delle pene temporali», tuttavia, se modificarono il volto della «profetissa» degli astri, a poco servirono ad arginare la «peste» dell’astrologia che, proprio nel XVII secolo, sembra un fiume in piena, dilagante in ogni forma di sapere.
]
Interessante è anche l’articolo di Matilde Caponi su “Senecio”
LEGGE DI MURPHY


La legge di Murphy è un insieme di detti popolari nella cultura occidentale, a carattere ironico e caricaturale. Si possono idealmente riassumere nel primo assioma, che è in realtà la "Legge di Murphy" vera e propria, che ha dato il titolo a tutto il pensiero "murphologico":
                                    « Se qualcosa può andar male, lo farà. »
L'autore e stilatore della “summa” sulla "murphologia" è Arthur Bloch.
Si tratta di un compendio di frasi umoristiche il cui intento è essenzialmente quello di deridere ogni negatività che il quotidiano propone. Il meccanismo è ogni volta lo stesso: immagini e scenette frustranti, nelle quali è facile per molti ritrovarsi, vengono descritte da Bloch con frasi didascaliche, confezionate spesso e volentieri in forma statistico-matematica, così da liberare il vissuto dal contingente, dal personale, e donargli un adito di "validità universale", nei fatti tuttavia inesistente.
Negli Stati Uniti la legge di Murphy è talmente famosa da trovare posto nel Funk and Wagnalls Standard College Dictionary.

Storia

Il primo postulatore della legge fu l'ingegnere dell'Aeronautica statunitense Edward Murphy, ma l'attuale formulazione è dovuta al medico militare John Paul Stapp.
Edward Murphy era uno degli ingegneri degli esperimenti con razzo-su-rotaia compiuti dalla USAF nel 1949 per verificare la tolleranza del corpo umano alle violente accelerazioni (USAF project MX981). Un esperimento prevedeva un gruppo di 16 accelerometri montati su diverse parti del corpo del soggetto. Erano possibili due modi in cui ciascun sensore poteva essere agganciato al suo supporto, e metodicamente i tecnici li montavano tutti e 16 nella maniera sbagliata.
Murphy pronunciò la sua storica frase:
« se ci sono due o più modi di fare una cosa,
e uno di questi modi può condurre a una catastrofe,
allora qualcuno la farà in quel modo. »
che fu riportata dal soggetto del test (il maggiore medico John Paul Stapp) a una conferenza stampa pochi giorni più tardi.
Nel romanzo del 1889 dello scrittore umoristico inglese Jerome Klapka Jerome, Tre uomini in barca (per tacere del cane), si fa un largo uso di espressioni simili, tanto da poter essere considerato un precursore della legge di Murphy.

Aderenza alla realtà

L'assioma di Murphy, in senso stretto e in questa formulazione presunta originale, riassume intuitivamente un fatto statistico-matematico noto a chiunque abbia a che fare, ad esempio, con la prevenzione e la sicurezza e cioè: per quanto sia improbabile che si verifichi un certo evento, entro un numero elevato di occasioni (concettualmente tendente all'infinito) questo finirà molto probabilmente per verificarsi (legge dei grandi numeri). In effetti la stessa teoria della probabilità afferma che il fatto che un evento sia improbabile non vuol dire che esso non possa verificarsi già nel corso dei primi tentativi, e che non possa poi ripetersi a distanza di breve tempo (legge di mancanza di memoria della probabilità).
Tuttavia il senso che assumono le Leggi di Murphy successivamente diffuse, del tutto ironico e paradossale, è diverso: in queste si afferma infatti che l'evento considerato inizialmente improbabile, alla prova dei fatti si verifica spesso o addirittura sempre, ovverosia al primo tentativo o esperimento. In questo si riassume l'effetto ironico delle frasi, ove quasi sempre l'evento in oggetto è considerato inizialmente improbabile proprio perché è un evento spiacevole e sgradito dal quale si tenta di proteggersi, ma che nei fatti si verifica nonostante la opposta valutazione iniziale che era sbagliata ma apparentemente non tale (per ragioni di soggettività della valutazione).
Pertanto queste leggi sono affermazioni caricaturali sulla realtà, che distorcono tanto la reale frequenza o probabilità di un fatto (dichiarandolo più probabile di quanto non sia veramente), tanto le valutazioni preventive operabili sul fatto stesso (confondendo la sgradevolezza e l'indesiderabilità di un fatto con la sua probabilità, che viene presunta essere alta in modo del tutto ingiustificato).
Un esempio di applicazione alla realtà domestica è il fenomeno della fetta di pane imburrata:
« La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto. »
Una sua riformulazione in termini pseudoscientifici è il Paradosso del gatto imburrato:
« Se è vero che una fetta di pane cade sempre dal lato imburrato e che un gatto cade sempre in piedi, lasciando cadere un gatto con una fetta di pane sulla schiena nessuno dei due cadrà mai per primo e si avrà il moto perpetuo. »
Esiste anche una versione ispirata alla meccanica quantistica della legge di Murphy:
« Tutto va male contemporaneamente. »
Sviluppo sulla legge di Murphy:
  • Se tutto è andato bene, evidentemente qualcosa non ha funzionato.
  • Non è vero che "Non tutto il male viene per nuocere"; non solo, ma anche il bene, qualora si manifestasse, viene per nuocere.
  • Tutto è perfetto, tranne il consorzio umano.
  • Anche agli animali le cose non vanno bene quando entrano in contatto con l'uomo, non fosse altro che solamente attraverso la videocamera per essere ripresi.
  • Se aspetti l'autobus alla fermata esso non passerà, quando incomincerai a camminare l'autobus passerà quando starai in egual distanza tra la fermata di partenza e la fermata successiva
  • Chi bene incomincia, è a metà dell'opera, destinata a finire male.
  • Se qualcosa sembra andar bene, hai detto bene, sembra.
  • Il sonno è un intervallo tra una sconfitta e l'altra, sempreché non sia popolato da incubi.
  • Quando si mangia con gusto, ci si morde.
  • Le esperienze fallimentari passate, non rendono più saggi e accorti, solamente più rintronati.
  • A meno che la giovinezza non sia una condizione permanente, il futuro è dei vecchi.
  • Quando si applica una procedura di miglioramento o mantenimento di uno "status quo" soddisfacente, si tratta di un errore di metodo, che posticiperà solamente l'avvento della catastrofe, aumentandone la forza devastatrice.
  • Quando piove, diluvia.
  • Se un cibo è buono, allora fa male alla salute.
  • Se qualcosa sta andando bene, non temere, c'è ancora tutto il tempo perché cominci ad andar male.
  • In coda, la fila accanto scorre sempre più rapidamente della propria.
  • Se sei in automobile e hai fretta avrai davanti a te un camion che, se non va proprio dove vai tu, girerà perlomeno alla via precedente
  • Se le cose sembrano andare finalmente per il verso giusto, c'è qualcosa di cui non stai tenendo conto.

Bibliografia

  • Arthur Bloch, La legge di Murphy e altri motivi per cui le cose vanno a rovescio!, traduzione di Luigi Spagnol, Longanesi, Milano 1988, ISBN 8830408034 (edizione originale Murphy's Law, Price Stern Sloan, Los Angeles 1977)
  • Arthur Bloch, Il secondo libro di Murphy. Nuovi motivi per cui le cose vanno storte!, traduzione di Luigi Spagnol, Longanesi, Milano 1989, ISBN 883040862X (edizione originale Murphy's Law Book Two, Price Stern Sloan, Los Angeles 1980)
  • Arthur Bloch, Il terzo libro di Murphy. Altre pessime ragioni per cui il mondo va comunque avanti!, traduzione di Luigi Spagnol, Longanesi, Milano 1990, ISBN 8830409669 (edizione originale Murphy's Law Book Three, Price Stern Sloan, Los Angeles 1982)