Dall’epoca
moderna alla contemporanea
« Se qualcosa può andar male, lo farà. »
(Legge di Murphy: assioma n.1)
“Se aspetti l'autobus alla fermata esso non passerà; quando
incomincerai a camminare, l'autobus passerà quando starai in egual distanza tra
la fermata di partenza e la fermata successiva”
(Legge di Murphy n.17)
Ma perché l’astrologia, soprattutto nel suo ambito predittivo
degli accadimenti esistenziali e nella sua presunta capacità descrittiva del
carattere umano gode ancora adesso di tanta popolarità e credito?
Qual è il meccanismo psicologico che ci induce a considerare
con tale simpatia, aspettativa, soddisfazione, credulità le previsioni
dell’oroscopo?
Una prima spiegazione, desunta dalle frustrazioni della
psicopatologia della vita quotidiana, potrebbe essere riassunta dal celebre
assioma di Murphy
In ossequio alla legge di Murphy:
il toast cade sempre dal lato imburrato, questo perché cade da un'altezza
media.
Ma è la "Legge di Gumperson", che meglio
spiega come funzionino fortuna e sfortuna:
« La
probabilità che qualcosa accada è inversamente proporzionale alla sua
desiderabilità. »
Lo
stesso, identico, primordiale bisogno è alla base sia della scienza (p.es. l’astronomia), sia della pseudoscienza (p.es.
l'astrologia): l’uomo ha bisogno di crearsi
strutture interpretative della realtà.
I concetti sono un modo per incasellare e semplificare
la realtà, per appagare l’ansia di ordinare, controllare, dominare in modo
tassonomico il caos
e quando un elemento
sfugge alla classificazione (es. … l’ornitorinco!,
difficilmente incasellabile nella categoria di mammifero o anfibio, ecc.) crea
turbamento, scompiglio, incertezza e l’impulso di ricercare un’altra
categorizzazione.
Anche l’oroscopo è un
modo per crearci una struttura organizzativa, per dare un ordine alle cose, per
inquadrare, controllare, dominare ciò che è più difficilmente, ovvero NON è
affatto inquadrabile, controllabile, dominabile, razionalizzabile: la vaghezza
del futuro.
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